Apprendistato professionalizzante: quali benefici, come funziona

 

L’apprendistato professionalizzante è uno dei rapporti di lavoro, se non il principale per alcuni settori di attività, a cui  si ricorre per ottemperare al duplice obbiettivo di assunzione di nuova forza lavoro e al contempo cercare di contenere il costo del lavoro in termini di retribuzione e contribuzione. Vediamo nel dettaglio quali sono i benefici ad esso collegati ed il suo funzionamento.

L’art. 41 del D.LGs. 81/2015 (http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/06/24/15G00095/sg) definisce  l’apprendistato professionalizzante come un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e all’occupazione dei giovani. Ne deriva che entrambe le parti del contratto ottengono dei benefici in termini occupazionali: il datore di lavoro ha a disposizione un contratto che gli permette di assumere nuova linfa lavorativa visto che il requisito anagrafico richiesto è compreso tra i 18 e i 29 anni (e 364 giorni) e, inoltre, grazie alla formazione erogata all’apprendista, si ritrova al termine del rapporto con un dipendente formato che incrementa la qualità lavorativa prestata dalla sua azienda o attività; il giovane apprendista ha a disposizione un canale lavorativo sostenibile dall’impresa retributivamente che contributivamente e viene formato circa i compiti e le mansioni da espletare visto che quando si esce dal percorso scolastico (sia di scuola secondaria che universitaria) non si ha alcuna esperienza lavorativa o comunque deve essere perfezionata o approfondita (beneficio occupazionale),

Il secondo beneficio, come anticipato, riguarda la retribuzione e la contribuzione legata all’apprendistato. Infatti il lavoratore può essere inquadrato fino a due livelli retributivi inferiori rispetto alla mansione e alla  qualifica da raggiungere tramite il periodo di formazione oppure la retribuzione può essere fissata in percentuale rispetto a quella prevista alla contrattazione collettiva, In entrambi i casi il datore di lavoro sostiene un costo inferiore rispetto a quello sostenuto per un lavoratore subordinato.  Inoltre l’aliquota contributiva a carico del lavoratore ma versata dal datore di lavoro per suo conto è il 5,84% mentre l’aliquota ordinaria per il lavoro subordinato è del 9,19% e quindi  (- 3,35%). Inoltre, spesso non viene considerato che il contratto di apprendistato può essere affiancato al bonus Garanzia Giovani. Infatti se il ragazzo/a non ha alcuna occupazione e non è iscritto a nessun corso scolastico – universitario (i cosiddetti NEET)  e si iscrive al programma Garanzia Giovani, il datore di lavoro che lo assume come apprendista riceve un bonus correlato al livello di istruzione conseguito dal ragazzo/a (che indica quindi il suo grado di inserimento nel mondo del lavoro) e che va a recuperare tramite delega f24 in relazione agli importi contributivi e fiscali da versare.(http://www.garanziagiovani.gov.it/ScopriComeFunziona/Pagine/default.aspx) (beneficio economico).

Da un punto di vista operativo, il contratto di apprendistato professionalizzante  prevede che sia stipulato in forma scritta con il piano formativo allegato scritto anche in forma sintetica. Tramite questo documento vengono specificate quali sono le nozioni che devono essere impartite e acquisite dall’apprendista. Ad esempio un apprendista di uno studio di consulenza del lavoro e di contabilità che dovrà raggiungere la qualifica di impiegato contabile e addetto alle buste paga avrà una formazione che andrà dalla sicurezza nel luogo di lavoro alla elaborazione delle buste paga e delle registrazioni contabili. Due precisazioni sulla formazione.

La prima riguarda il contenuto. Il punto di riferimento sono i contratti collettivi ma a volte le indicazioni suggerite possono risultare generiche e non del tutto attinenti a quello che effettivamente svolgerà l’apprendista. In questo caso sul sito dell’Isfol (http://professionioccupazione.isfol.it/) dove inserendo nel riquadro a destra la figura professionale ricercata verranno suggerite quali sono le competenze che solitamente dovrebbe acquisire quella determinata figura professionale una volta qualificata.

Se neanche i suggerimenti sul sito ci aiutano allora basterà scrivere il contenuto della formazione in relazione a quello che effettivamente verrà impartito all’apprendista. Se ad esempio lo studio in cui si svolge la pratica ha una forte esperienza sulle vertenze di lavoro, basterà scrivere nel piano formativo che la formazione verterà anche sul tema delle vertenze anche se non specificatamente presente nelle indicazioni dei CCNL  o nel sito dell’Isfol e quidni la formazione risulterà ulteriormente veritiera in caso di ispezione.

La seconda precisazione riguarda la veridicità e l’avvenuta formazione professionalizzante erogata. Infatti quest’ultima è il cardine del contratto di lavoro stipulato. l’art. 15 dl citato Dlgs 81 stabilisce all’art. 15 che la formazione avvenuta deve essere registrata in un fascicolo elettronico di cui però ancora non sono state date informazioni di contenuto e di modalità operative e quindi si può continuare a registrare tramite un prospetto cartaceo o su un file word/excel che abbia il contenuto minimo del Libretto del Cittadino come previsto dalla vecchia normativa. Nel prospetto, nella prima parte si troveranno le generalità dell’apprendista, l’istruzione universitaria o lavorativa ricevuta (visto che se pertinente permetterà un decurtamento delle 240/400 ore di formazione professionalizzante da effettuare) mentre nella seconda parte verrà annotato il contenuto formativo erogato, la modalità (on the job, lezioni teoriche) ed il numero di ore fatte con le firme sia dell’apprendista che del tutor assieme il timbro della ditta ( Fac simile Libretto_Formativo del cittadino).

Ai fini probatori, sarebbe opportuno affiancare al documento riepilogativo della formazione, due ulteriori prospetti: il primo all’atto o subito poco dopo l’atto dell’assunzione che esponga il programma e le ore per ogni unità tematica affrontata mentre un secondo documento alla cessazione del rapporto o al raggiungimento della qualificazione che riassuma le ore di formazione effettuate per ogni unità didattica in modo che possa essere considerata se l’apprendista, non avendo terminato la formazione, possa continuare a finirla oppure abbia una certificazione di quanto appreso una volta terminato il periodo di formazione ma l’apprendista non continui a rimanere in forza all’azienda.

Infine, si sottolinea che tutto quanto descritto riguarda la formazione professionalizzante interna all’azienda mentre quella esterna finalizzata all’acquisizione di competenze di base e trasversali (nozioni di sicurezza, salute sul lavoro, dritto del lavoro di base e contabilità generale) è esclusivamente di competenze delle Regioni che entro 45  giorni dalla comunicazione dell’instaurazione del rapporto di apprendistato comunica al datore di lavoro le modalità di svolgimento dell’offerta formativa pubblica anche in relazione al periodo visto che nella comunicazione inviata solitamente sono previsti due periodi di formazione che il datore sceglie a seconda di come sia più comodo per la sua attività lavorativa. S entro i 45 giorni la comunicazione non avviene, il datore è esente da responsabilità mentre in caso contrario è ritenuto responsabile (conferenza stato regioni)

 

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