Regime forfettario o altri regimi contabili: come e quando

14/05/2016

Il regime forfettario è stato introdotto nel nostro ordinamento dalla Legge di Stabilità 2015 (L. 190/2014). Vediamo quindi che cosa prevede fiscalmente ed operativamente rispetto a quello ordinario, semplificato e dei contribuenti minimi.

Regime forfettario (articolo 1 commi 54-89 della Legge 190/2014; Legge 28/12/2015; Circolare Inps 29/2015)

Le persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti e professioni possono applicare tale regime ma devono rispettare i seguenti requisiti ( in relazione all’anno precedente): ricavi o compensi ragguagliati per anno tra i 25.000,00 € e 50.000,00 €  a seconda del tipo di attività esercitata contraddistinta dal relativo codice ATECO come stabilisce la Legge di Stabilità 2016 che ha ampliato le soglie reddituali di riferimento previste precedentemente dalla Legge di Stabilità 2015 (aliquote-reddituali); spese per 5.000,00 € lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente o collaboratori; costo al lordo degli ammortamenti per beni strumentali inferiore a 20.000,00 €.  Sono invece esclusi dal regime coloro che si avvalgono di regimi speciali iva o di regimi forfettari di determinazione del reddito, i soggetti non residenti, chi effettua in via prevalente le cessioni di fabbricati o terreni o chi affianca all’attività d’impresa la partecipazione in società di persone o associazioni, coloro che nell’anno precedente hanno avuto redditi da lavoro dipendente o assimilato sopra i 30.000 €. Infine non è previsto alcun limite anagrafico di adesione o ad un numero di anni di attività,

Una volta applicata l’aliquota per determinare il reddito forfettario, l’imposta sostitutiva è del 5%,

Tale regime permette di non tenere i libri contabili ai fini della determinazione delle imposte sui redditi, dell’Iva e della registrazione dei documenti fiscali, non si subiscono ritenute, non si applicano gli studi di settore e parametri relativi, ai fini Iva non si detrae e non si addebita per rivalsa l’imposta. E’  necessario soltanto conservare i documenti ricevuti/emessi e la certificazione dei compensi.

Infine nel caso in cui non vengono più rispettati i requisiti in corso dell’anno in cui si adotta tale regime, quest’ultimo cessa di essere applicato dall’anno successivo.

NOTE OPERATIVE: se si passa al regime forfettario nel 2015, il contribuente deve verificare che nel 2014 non superi i limiti predetti secondo il principio di competenza; una volta entrati nel regime, si considererà invece il criterio di cassa per la verifica dei requisiti e rimanere nel regime forfettario.

Per l’aspetto contributivo, chi aderisce a tale regime (comunicandolo telematicamente entro il 28/02 di ogni anno)subisce la non applicazione del minimale contributivo (indicato dalla Legge 233/90) e quindi i contributi saranno calcolati sul reddito effettivo calcolato come descritto precedentemente e non sulla base del minimale reddituale che per il 2015 era di € 15.548). Per le modalità operative di adesione al regime forfettario ed il relativo regime contributivo agevolato si consulti la citata Circolare dell’Inps (http://www.inps.it/CircolariZIP/Circolare%20numero%2029%20del%2010-02-2015.pdf) mentre nel Modello AA9/11 Quadro B(http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Home/CosaDeviFare/Richiedere/Partita+IVA/AA9_11+Apertura+variazione+chiusura+PF/Modello+PI+PF/) si deve barrare la casella relativa all’adempimento di tale regime pena una multa da 516 € a € 2.065.

Nelle fatture emesse, è necessario indicare i riferimenti normativi (art.1 commi relativi della Legge 190/2014) per indicare la non applicazione dell’aliquota IVA e della ritenuta d’acconto.

Infine, nel caso di passaggio dal regime ordinario a quello forfettario è necessario operare una rettifica dell’importo IVA a credito del contribuente a suo sfavore per le rimanenze e i servizi non ancora utilizzati; per i beni strumentali acquistati dal 2011 per tanti quinti dell’imposta detratta ( coefficiente di ammortamento al 20%) quanti sono gli anni mancanti al compimento del quinquennio; per gli immobili acquistati dal 2006 per tanti decimi dell’imposta detratta quanti sono gli anni mancanti al compimento del decennio.

 

ESEMPIO: il sig. POPPI passa al regime forfettario nel 2015 e al 31/12/2014 la sua situazione è la seguente:

2009        Acquisto attrezzatura per 20.000 €+ iva al 20%

2011         Acquisto autovettura 30.000 € + iva al 21% detratta al 40%

2012         Acquisto PC € 1.500 + iva al 21% e beni con costo inferiore ai 516,46 €

2014       Acquisto attrezzatura per 30.000 € + iva al 22%

 

L’importo dell’iva da restituire sarà pari a: anno 2009 non lo considero; anno 2011 6.300 € *40/100*1/5=504€; anno 2012 i beni sotto ai 516,46 € sono a deduzione integrale mentre per il PC ho 315*2/5=126 €; anno 2014 6.600*4/5= € 5.280 €. Quindi nel modello IVA 2015 andrò a indicare nel rigo VF 56 (TOTALE RETTIFICHE) l’importo di €5.910.

Regime ordinario (Titolo II L. 600/1973)

Vi rientrano le società soggette all’imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRES), gli enti pubblici e privati, le società di persone (s.n.c.; s.a.s. ed equiparate), le persone fisiche che esercitano attività commerciali. Contabilmente prevede l’obbligo di tenuta del libro giornale e degli inventari, delle registrazioni contabili al fine della determinazione del bilancio (STATO PATRIMONIALE, CONTO ECONOMICO e NOTA INTEGRATIVA) e  dei libri sociali previsti all’art. 2421 del c.c. I registri IVA e dei beni ammortizzabili non sono più obbligatori. L’aliquota applicata sul reddito netto delle società è del 27,5% (tralasciando IRAP e altre possibili tasse) mentre se consideriamo le società di persone torniamo alle imposte a scaglioni delle persone fisiche in relazione alla loro uota di partecipazione nella società e comunque l’aliquota più bassa è del 23%.

Tramite l’utilizzo di questo regime si gestisce la società o impresa anche da un punto finanziario e patrimoniale (oltre che economico) tramite le registrazioni contabili in PARTITA DOPPIA, evidenziando così lo stato di pagamento dei fornitori e di riscossione dai clienti, nonché i saldi della cassa e delle banche. Quindi, la contabilità ordinaria è anche un valido strumento di gestione per l’imprenditore o la società in quanto monitora e controlla l’andamento dei crediti e debiti dal lato FORNITORI/CLIENTI che dal lato CASSA/BANCA.

 

Regime semplificato (art. 18 l. 600/1973).

E’ il regime “naturale” dei professionisti e degli artisti in quanto possono ricorrervi indipendentemente dal volume d’affari conseguito. Possono accedervi anche coloro che nell’anno solare precedente hanno conseguito ricavi  non superiori ad € 400.00,00 in prestazioni di servizio oppure inferiori ad € 700.000,00 per altre attività e indicati all’art. 2083 c.c. e cioè i coltivatori diretti del fondo, artigiani e chi esercita attività professionale con la sua opera e dei componenti della famiglia. Va precisato però, che quest’ultimi possono comunque ricorrere al regime ordinario e tale opzione ha validità di un anno mentre sono esclusi le società di capitali, gli enti pubblici e i privati che hanno come oggetto esclusivo o principale un’attività commerciale.

In questo caso, sarà obbligatorio la tenuta dei registri Iva, del libro matricola e del libro paga e infortuni se ci sono dipendenti nonché le registrazioni contabili ai fini della determinazione dei ricavi conseguiti e delle spese sostenute (fatture emesse e fatture di acquisto). In pratica gli obblighi e i documenti contabili sono gli stessi del regime ordinario ma il risultato finale è un prospetto in cui sono contrapposti i COSTI e RICAVI (nella prassi spesso si sente parlare di “bilancino”, proprio perché è un bilancio senza lo stato patrimoniale). Il discorso delle aliquote applicate è lo stesso fatto nel  regime ordinario.

Il reddito in questo caso è la differenza tra costi documentati e ricavi conseguiti nel periodo d’imposta relativo considerando sempre come nel regime ordinario le variazioni delle rimanenze e le plusvalenze o minusvalenze verificatesi nel periodo  d’imposta di attività della ditta o dell’impresa.

Contribuenti minimi (art. 1 commi 96- 99 della Legge 244/2007).

Questo regime è stato abolito dalla legge di Stabilità 2015 che ha introdotto il precedente sopra descritto ma il nostro ordinamento ha previsto che vi si potesse ancora aderire fino al 31/12/2015 in concomitanza con il predetto regime forfettario. Per potervi accedere era necessario un requisito anagrafico, cioè essere al disotto dei 35 anni: vi si può rimanere per cinque anni e non oltre il 35° anno di età. Anche in questo caso i requisiti sono tre (sempre in riferimento all’anno precedente): non aver esercitato nei tre anni precedenti attività artistica e professionale anche in forma associata; l’attività non è una mera prosecuzione di un’attività precedente svolta in forma autonoma o dipendente; l’ammontare dei ricavi non è superiore ai 30.000,00 €. Il reddito viene determinato  secondo il criterio di cassa (considero tutte le spese ed i ricavi che ho effettivamente sostenuto e incassato, cioè quei movimenti che effettivamente hanno “mosso ” la cassa/banca dell’attività) algebricamente sottraendo dai ricavi i costi sostenuti nel periodo d’imposta ed i contributi per poi applicare un’aliquota sostitutiva del 5% per la determinazione dell’ammontare dell’imposta dovuta. Anche in questo caso i benefici contabili sono molteplici: nessun obbligo contabile (registrazioni contabili per imposte sui redditi, IRAP e registro dei ammortizzabili), esclusione dell’Iva, esclusione degli studi di settore.

 

 

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